SILENZI COMUNICANTI, TRA VERBO E SIMBOLO


“Silenzi comunicanti, tra Verbo e Simbolo", mostra che si terrà, a partire dal 12 Novembre, presso le sale nobili di Palazzo Cusani, ha il pregio di dare conto di un incontro. 

Alfredo Rapetti Mogol e Lara Martinato dialogano, attraverso le loro opere, ossequiando una grammatica invisibile eppure efficacissima. Le parole e le immagini si fondono, conversano, si uniscono nel tessuto del silenzio. A definire i termini di questo meeting artistico è proprio il silenzio, protagonista delle opere tanto di Mogol quanto di Martinato.



L’esposizione è patrocinata  e sostenuta dagli enti che risiedono a Palazzo Cusani come il N.A.T.O. Rapid Deployable Corps Italy, il Circolo Unificato dell’Esercito ItalianoAmici di Palazzo Cusani in collaborazione con la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea VS arte e Castello13 connecting arts - associazione culturale in Milano


Catalogo CASA Edizioni.

Testi di Nicola Bartolomeo


12 Novembre | 28 Novembre 2021


PALAZZO CUSANI

Via Brera, 13 

20121 Milano





















                                                                    

                                   

Silenzi comunicanti, tra Verbo e Simbolo

Di Nicola Bartolomeo

Dove avviene l’incontro tra Lara e Alfredo? Uno sguardo può cogliere la contemporaneità di due sguardi? Quale suono emette un colloquio muto? Qual è l’essenza di un rapporto? Cosa rende possibile un legame? Il protagonismo del silenzio. Se ciò che non è rumoroso parla, significa che la connessione è stabilita. Se la periferia del senso si centralizza, il discorso esiste. Se l’implicito non si accontenta della reclusione, la comunicazione diventa un abbraccio. Rendere protagonista il silenzio non è un mero esercizio sottrattivo. Non si tratta di ascetismo, privazione, rinuncia. Il vuoto abita il pieno senza la pratica della perdita ma attraverso l’incidenza minima. Lara e Alfredo sfiorano i supporti, i materiali, gli sfondi. Nelle opere di Lara, si sporgono figure in transito, che non dimenticano il fondale immateriale da cui provengono. Nelle opere di Alfredo, si sporgono lettere in transito, che non dimenticano il fondale incomprensibile da cui provengono. Figure e lettere vivono ma con dolcezza. Nessuna imposizione frastornante. Nessuna alterazione definitiva. Nessuna centralità oppressiva. Solo carezze, grazie alle quali silenzio e rumore abitano la stessa estasi. L’idea stessa di centralità vacilla. La pausa emerge. L’interruzione appare. L’altro c’è. L’immagine consueta conserva significati densi, determinati, compiuti. Lara smembra l’immagine e la trasforma in simbolo. Il simbolo è l’immagine che tiene conto dell’altro silenzioso e del silenzio dell’altro. I simboli che Lara adagia sulla materia sono icone non del tutto iconiche, fantasmi viventi, apparizioni fioche. L’evidenza non si accontenta di sé e stabilisce, senza calcoli, un contatto con dimensioni superiori ed inferiori. È un’esplorazione avventurosa della verticalità. Il simbolo è l’immagine che ascolta l’altro. Il non verbale che ascolta il verbale, facendosi discorso immaginifico: cioè, verbo. La parola consueta conserva significati densi, determinati, compiuti. Alfredo smembra la parola e la trasforma in verbo. Il verbo è la parola che tiene conto dell’altro silenzioso e del silenzio dell’altro. Alfredo spezza la catena tra significante e significato. Altera la disposizione degli intervalli tra le lettere. Agisce sulla spaziatura. Il significato è, per un attimo, perso, in balia dei vuoti del corpo artistico. La periferia linguistica si insedia nella sintassi e mina il campo della comprensione. È un porsi al lato del discorso. È un’esplorazione avventurosa dell’orizzontalità. Il verbo è la parola che ascolta l’altro. Il verbale che ascolta il non verbale, facendosi figura parlante: cioè, simbolo. Così, simbolo e verbo si uniscono. Lara e Alfredo si uniscono. A unire è sempre il protagonismo del silenzio. L’immagine e la parola rifiutano il silenzio, sono portatrici di un’autosufficienza arida, escludono l’incomprensibile. Sono le guardiane del rumore, del senso, dell’esplicito. Rimandano sempre ad altro, mai all’altro, nonostante si credano autosufficienti. Creano un futuro fiacco, senza presente. Il simbolo e il verbo, d’altro canto, si manifestano attraverso opere integre, come quelle di Lara e Alfredo, che comprendono in sé il silenzio, il non senso, l’implicito, e recuperano un presente non pauroso: nessun rifiuto, dunque, ma l’emersione del resto, dell’eccedenza, della lontananza. Lara mostra la solidità dell’inconsistenza. Il silenzio, attraverso di lei, tiene a bada il rumore e permette la domanda: «Che cosa sto guardando?». Alfredo mostra la dislocazione del significato. Il silenzio, attraverso di lui, tiene a bada il rumore e permette la domanda: «Che cosa sto guardando?». La domanda, emersa nella pausa e grazie alla pausa, ci cattura. La domanda è la forma dell’attesa della risposta. La domanda è la musica che ama il silenzio.


Communicating silences, between Verb and Symbol

translation by Neil Davenport


Where do Lara and Alfredo meet? Can one gaze capture the contemporaneity of two gazes? What sound does a mute conversation make? What is the essence of a relationship? What makes a connection possible? The protagonism of silence. If that which is not noisy speaks, it means that the connection has been established. If the periphery of meaning centralizes, the discourse exists. If the implicit does not settle for reclusion, communication becomes an embrace. Rendering silence a protagonist is no mere exercise in subtraction. It is neither ascetism nor privation, nor renunciation. The void inhabits the solid without the practice of loss, but through minimal incidence. Lara and Alfredo skim the supports, the materials, the settings. In Lara’s works, emerging figures in transit never forget the immaterial backdrop from which they come. In Alfredo’s works, emerging letters in transit never forget the incomprehensible backdrop from which they come. Figures and letter live, but softly. No disturbing imposition. No definitive alteration. No oppressive centrality. Only caresses, thanks to which silence and noise inhabit the same ecstasy. The very idea of centrality wavers. The pause emerges. The interruption appears. The other exists. The usual image conserves dense, determined, completed meanings. Lara dismembers the image, transforming it into symbol. The symbol is the image that takes into account the silent other and the silence of the other. The symbols that Lara applies to the material are icons that are not wholly iconic, living phantoms, faint apparitions. The evidence does not settle for itself and establishes, without calculations, a contact with higher and lower dimensions. An adventurous exploration of verticality. The symbol the image that listens to the other. The non-verbal that listens to the verbal, making of itself an imaginative discourse: that is to say, verb. The usual word conserves dense, determined, completed meanings. Alfredo dismembers the word and transforms it into verb. The verb is the word that takes into account the silent other and the silence of the other. Alfredo breaks the chain between signifier and signified. He alters the disposition of the intervals between the letters. He works on the spacing. Meaning is momentarily lost, at the mercy of the voids of the artistic body. The linguistic periphery insinuates itself into the syntax and undermines the field of comprehension. It is a standing to one side of the discourse. An adventurous exploration of horizontality. The verb is the word that listens to the other. The verbal that listens to the non-verbal, making of itself a speaking figure: that is to say, symbol. Symbol and verb thus join. Lara and Alfredo join one another. What unites is always the protagonism of silence. Image and word refute silence, they are carriers of an arid self-sufficiency, they exclude the incomprehensible. They are the guardians of noise, meaning and the explicit. They refer always to something other, never to the other, despite believing themselves to be self-sufficient. They create a flat future, without present. The symbol and the verb, on the other hand, show themselves through complete works, like those of Lara and Alfredo, which include within themselves, silence, non-sense, the implicit and recover a non-fearful present: no rejection, therefore, but rather the emergence of all the rest, of the excess, of distance. Lara exhibits the solidity of the inconsistent. Silence, through her, keeps noise at bay and permits the question: “What am I looking at?” Alfredo exhibits the dislocation of meaning. Silence, through him, keeps noise at bay and permits the question: “What am I looking at?” That question, emerging in the pause and thanks to the pause, captures us. The question is the form of the wait for the answer. The question is the music that loves silence.